Servizi SME: così il fintech sta aiutando davvero le piccole e medie imprese

Analisi sui servizi SME, ovvero per le “small and medium size entreprises”. Dai prestiti agli anticipi fatture, così le startup stanno riaprendo l’accesso al credito per le Pmi

Il fintech è alla ricerca nuove soluzioni per soddisfare le esigenze delle SMEs (Small and medium size entreprises). Il nodo principale da sciogliere è la mancanza di liquidità. La crisi finanziaria, con i vincoli più stretti che ne sono scaturiti, ha contratto i prestiti bancari e i fidi commerciali. Alcuni numeri: tra il 2008 e il 2015 sono fallite 13 mila Pmi, e più di 5 mila hanno aperto una procedura concorsuale non fallimentare. Un problema di non poco conto, se si considera che le piccole e medie imprese sono la più grande forza nella creazione di posti di lavoro in Italia come nel resto del mondo (leggi questo report del World Economic Forum). Solo nel nostro Paese le Pmi hanno 4 milioni di addetti e hanno realizzato un fatturato complessivo di 183 miliardi di euro (il 12% del Pil, secondo il rapporto Cerved del 2014).

PMI: cosa fa (e cosa può fare) il fintech

Per i grandi istituti di credito offrire credito alle Pmi è diventato troppo costoso per la bassa consistenza delle cifre richieste. Ma se le banche chiudono i cordoni della borsa l’aiuto può arrivare dalle startup fintech che entrano nel mercato delle Pmi da protagoniste, offrendo servizi finanziari pensati su misura dei clienti.

Così il fintech aiuta le Pmi

Sono 5 gli ambiti nei quali il fintech sta intervendo per sostenere le piccole e medie imprese nell’accesso al credito:

– Il lending: prestiti tra privati con tassi minore di interesse rispetto agli istituti bancari tradizionali (Kabbage, OnDeck, Funding Circle, e l’italiana Borsadelcredito).

– Merchant & eCommerce finance: categoria che comprende player come (Alibaba, PayPal, Square Capital) che hanno lanciato programmi di prestiti per i rivenditori che usano la piattaforma.

– Invoice finance: servizi che anticipano il pagamento delle fatture attive, consentendo alle PMI di monetizzare più velocemente (MarketInvoice, Fundbox, NoviCAp a Finexkap, sono le startup più interessanti a livello mondiale. Mentre in Italia è stata appena lanciata Instapartners).

– Supply chain finance: piattaforme attraverso cui fornitori possono richiedere prestiti, o meglio pagamenti anticipati, sulle fatture attive (es. Taulia).

– Trade finance: soluzioni di pagamento anticipato nel commercio internazionale. Per esempio, quando un venditore (esportatore) chiede all’acquirente (importatore) il pagamento in anticipo delle merci spedite.

Accesso al credito: lending ed eCommerce finance

Partiamo dal lending. Da quando è nato è diventato un mercato globale con una moltitudine di modelli di business. In generale, con il termine si intendono le piattaforme di prestito nelle quale le operazioni di scambio di denaro avvengono senza un intermediario tradizionale come la banca.

Rispetto al volume totale dei prestiti delle banche alle piccole e medie imprese (siamo in un mercato che si aggira tra i 14 e 18 trilioni di dollari) i numeri delle piattaforme fintech sono ancora limitati (70 miliardi di dollari nel 2014). Il mercato più grosso è quello cinese, seguito dagli Stati Uniti.  Mentre in Europa domina l’UK con il suo mercato di oltre 40 piattaforme.

Quali sono i vantaggi del lending delle startup fintech rispetto alle banche? Minori controlli e carte da compilare. I processi di verifica dello stato di salute del cliente avvengono in modo molto più veloce sfruttando i dati del web e riducendo i rischi (leggi come fa Kabbage per farti un’idea delle innovazioni nel campo).

Leggi anche: P2p lending, i prestiti senza banche dietro

Seguiamo con i servizi di eCommerce finance. Iniziamo da un dato che è sotto gli occhi di tutti, le transazioni a livello globale sulle piattaforme di e-commerce secondo stime saranno di 10 triliardi di dollari entro il 2020 (2/3 dei quali saranno dal lato B2B). Tutti i big player hanno iniziato a prestare soldi. A partire da Amazon (offre prestiti da tre a sei mesi, dai mille dollari ai 600mila, per aiutare i merchant a comprare inventario, con un tasso annuale che si aggira intorno al 13%). Non solo la multinazionale di Jeff Bezos . Anche Alibaba ha creato la sua banca digitale con MyBank, rivolgendosi non a caso alla medie imprese della Cina rurale, in genere tagliate fuori dai prestiti erogati dagli istituti finanziari tradizionali (2,1 miliardi di dollari di prestiti nei primi due anni del servizio, la stima).

E non solo e-commerce. Il business dei micro prestiti è un settore che interessa anche le piattaforme di e-payment (da quello storiche come PayPal che da maggio in poi ha offerto prestiti per circa 2 milioni di dollari al giorno). Alle startup fintech come Square che già più di un anno e mezzo fa ha lanciato Square Capital: un servizio di denaro in prestito per le piccole medie imprese e in particolare per i commercianti che utilizzano il registratore di cassa Square Register (ne parliamo qui) .

Anche iZettle, altra startup leader nel campo dell’e-payment, ha ideato il suo programma di prestiti, iZettle Advance nell’agosto del 2015. Perché le startup fintech possono invadere questo campo? Rispetto alle banche accedono in modo più veloce ai dati sulle transazioni giornaliere effettuate da chi richiede il presto. Così si riducono i rischi e si può adattare il volume del prestito alla capacità reale di vendita del richiedente.

small and medium enteprises

Anticipi sulle fatture e Supply Chain

Il factoring, cioè un tipo di contratto con cui un imprenditore cede i crediti futuri a un soggetto chiamato factor, il quale, dietro una commissione, si occupa di riscuotere tutta la parte dei crediti che quest’ultimo vanta nella sua attività.

Anche in questo settore è partita la rivoluzione del fintech. Paragonato infatti al factoring tradizionale, l’invoice finance online si fonda su strumenti più flessibili e veloci. I proprietari di piccole e medie imprese possono integrare i loro software di contabilità (es. Xero o QuickBooks) direttamente alla piattaforma di invoice finance. Qualche giorno per completarla. Dopodiché possono richiedere i prestiti, sulla base ovviamente del valore delle loro fatture attive. Le operazioni di pagamento avvengono quasi all’istante.

L’inglese MarketInvoice, la statunitense Fundbox, la spagnola NoviCap e la francese FinexKap sono i leader di questo mercato. I vantaggi per gli imprenditori sono evidenti: non attendono mesi e mesi per avere cash e possono così utilizzare il loro tempo per investire e far crescere il business.

Discorso molto simile è quello sul Supply Chain Finance. che resta ancora un mercato di nicchia con 509 operatori finanziari e non solo. Whirpool, per esempio, utilizza una piattaforma di Reverse Factoring flessibile: una volta approvate e caricate le fatture, il fornitore può decidere se e quali farsi anticipare.

L’argomento è caldo in Italia grazie anche a una ricerca dell’Osservatorio Supply Chain Finance della School of Management del Politecnico di Milano . Lo studio ha evidenziato come la gran parte delle soluzioni disponibili (l’85%) siano legate all’anticipo fatture (o factoring). Mentre ancora poco utilizzate soluzioni innovative come il dynamic discount (il cliente, attraverso una piattaforma IT, propone al fornitore un pagamento anticipato in cambio di uno sconto sul valore nominale della fattura, in proporzioni ai giorni di anticipo. Questo il modello di Taulia. Da quando è partita la startup di Markus Ament con sede a San Francisco 75 miliardi di dollari, raccogliendo 85 milioni di dollari di finanziamenti (BBVA Ventures e EDBI).

Un boost per i prossimi anni: il trade finance

Sorprendentemente poco è stato fatto dalle startup fintech sul fronte del trade finance, un mercato che a livello globale ha un valore di 18,8 trilioni di dollari. Il settore è dominato ancora dagli istituti di credito che lavorano come intermediari attraverso lettere e con assicurazioni di credito (in entrambi i casi la banca e le assicurazioni fungono da garante tra l’acquirente e il venditore nello scambio). Anche qui i problemi restano i costi alti dei servizi, una documentazione complessa e la poca propensione delle banche a fare da garante nei confronti delle piccole attività che si vedono così quasi esclusi dalla possibilità di vendere i loro beni e servizi sui mercati internazionali.

In questo quadro tanto potrebbe fare il fintech, soprattutto perché ci sono tutti i presupposti: 1) un mercato gigantesco, 2) un bisogno crescente di internazionalizzare per le piccole e medie aziende, 3) strumenti tecnologici all’avanguardia, basta pensare alle soluzioni nel campo dell’Internet delle cose che potrebbero tracciare in tempo reale il percorso del prodotto da venditore ad acquirente, eliminando casi di rischi e truffe.

I trend per l’Italia

L’Italia segue un po’ l’andamento mondiale del settore con il lending a far da padrone, anche se la situazione non è ancora particolarmente matura (23 milioni di euro il valore dei progetti finanziati dal 2007 al 2014 secondo una ricerca commissionata da Crif a Sda Bocconi.

L’accesso al credito sia un problema che non ha avuto ancora soluzioni soddisfacenti nel nostro Paese. Tanto c’è da fare ancora sui cinque fronti che abbiamo evidenziato. Mentre sul lending ci sono startup che sono riuscite a farsi strada, sugli altri mancano attori interessanti. Chi è pronto a raccogliere la sfida?

Giancarlo Donadio
@giancarlodonad1

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