Per capire quale sarà il futuro dei pagamenti studiamo (bene) la Cina

Un po’ analisi e un po’ scenario, per capire bene cosa cambierà su contanti e mobile payments tocca andare in Cina, dove i colossi Apple e Samsung sono costretti a fare i conti con Alibaba e Wechat

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La Cina starà pure crescendo a un ritmo molto meno sostenuto del passato, tanto da far preoccupare i mercati finanziari di tutto il mondo, ma sulla digital economy continua a fare passi da gigante e vuole rivoluzionare i sistemi di pagamento. Si parte dall’avanzata del “cashless” e si arriva alla guerra di Apple Pay, Ali Pay e Samsung Pay per contendersi questo mercato sterminato. Le cifre sono alte, si parla di migliaia di miliardi transati attraverso il mobile payment, ma potrebbe essere troppo tardi per i Big nuovi arrivati, il mercato è infatti già ben occupato dai colossi cinesi appartenenti ad Alibaba e Tencent.

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Anche i fidanzatini si scambiano denaro con le app

Se agli anziani non dispiace andare in giro con veri e propri “sacchi” di contanti, i giovani cinesi stanno sempre più lontani dalle banconote. Come fa notare El Pais, il motivo non sta tanto nella predilezione per le carte di credito e i bancomat, che non vengono considerati così utili da poter sostituire del tutto le banconote, ma nell’utilizzo quasi esclusivo delle due piattaforme di pagamenti mobili più diffuse nel paese Ali Pay (del gigante cinese dell’e-commerce Alibaba) e Wechat Pay dell’omonima applicazione di messaggistica che in Cina ha messo i bastoni fra le ruote allo sviluppo di Whatsapp. Proprio il rapidissimo adattamento di negozi e servizi a questo tipo di pagamenti ha fatto sì che il denaro contante diventasse improvvisamente non più indispensabile, sia per fare shopping in una catena d’abbigliamento internazionale, ma anche per prendere un taxi o fare la spesa sotto casa. E non solo nelle grandi città.

Grazie a questi strumenti di pagamento si eliminano completamente le commissioni bancarie e il loro utilizzo ormai è così diffuso da essere entrato a pieno titolo anche nelle tradizioni più radicate di questa società. Ad esempio, sempre più spesso le famose “buste rosse” con cui si fanno gli auguri “sostanziosi” in occasione del Capodanno cinese, dei matrimoni  o di altre festività vengono sostituite da questi messaggi che permettono di inviare denaro direttamente dallo smartphone. Anche fra le coppie di fidanzati, inviarsi un hongbao di 520 yuan (l’equivalente di 75 euro) significa dirsi “ti amo” a causa della pronuncia del numero molto simile ad una dichiarazione d’amore, mentre con un carico di 1.341 (circa 190 euro) si dimostra la volontà di stare insieme “per tutta la vita”.

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L’arrivo di Apple Pay (dopo gli attriti col governo)

Solo il mercato delle app di mobile payment in Cina, secondo uno studio di iResearch citato da Quartz, farà circolare quest’anno in Cina 1,4 mila miliardi di dollari (9.000 miliardi di yuan), una cifra già stratosferica ma destinata a triplicare nei prossimi 3 anni.

Proprio un mercato dei pagamenti mobili così sviluppato non poteva lasciare in disparte Apple Pay che lo scorso 18 dicembre ha annunciato l’imminente sbarco in Cina. L’azienda di Cupertino ha dato notizia di una partnership con Union Pay, leader nel mercato delle carte di credito cinese. Si parte a inizio 2016 (l’intenzione è quella di farlo entro l’8 febbraio, la festa della primavera cinese) e sono della partita le 15 principali banche del dragone. L’accordo è arrivato dopo quasi un anno dalla manifestata volontà della Apple di prendere parte alla spartizione della “torta” dei pagamenti mobili cinesi. Il principale problema però è sempre stato quello degli stringenti vincoli imposti dal governo che da tempo, con una forte politica di protezionismo, aveva opposto alte barriere a servizi, software e hardware, provenienti dall’estero. Alle aziende tecnologiche che vendono dispositivi e programmi alle banche era stato chiesto infatti di accettare di fare ispezionare il codice sorgente dei sistemi operativi e delle varie applicazioni. Attraverso queste verifiche, secondo quanto scriveva in una nota lo stesso governo, entro il 2019 tutte le istituzioni finanziarie sarebbero state “rese controllabili”. Apple però si era sempre opposta a questa politica di controlli stringenti, cercando (senza riuscirci) di rassicurare le autorità locali assicurandole di non raccogliere in alcun modo i dati sulle transazioni dei propri utenti Apple Pay.

La svolta è arrivata lo scorso mese di aprile, quando finalmente, il governo cinese ha abbassato gli scudi e deciso di sospendere l’applicazione di quelle controverse regole che impedivano di fatto agli operatori stranieri di entrare nel loro mercato. Così un comunicato congiunto, dell’Autorità di regolamentazione bancaria cinese e del ministero dell’It, ha decisamente aperto le porte ad Apple Pay e dato inizio anche a una tregua dalla querelle diplomatica sulla cybersecurity che si era aperta fra Stati Uniti e Cina.

Ali Pay può dormire sonni tranquilli

Che per l’azienda di Cupertino il mercato cinese non sarà una passeggiata è cosa nota. A differenza degli Stati Uniti, in cui il sistema della Mela ha sempre ricoperto il ruolo di protagonista supportando dall’inizio le carte di credito di 750 banche e istituti finanziari e coprendo così il 90% delle carte di credito, in Cina si dovrà scontrare con il colosso già ampiamente strutturato di Ali Pay (appartenente ad Alibaba Group). Anzi, secondo un post di Quartz, Apple Pay non raggiungerà mai la popolarità di Ali Pay.

Tencent e Alibaba, giganti cinesi nei social media e nell’e-commerce, sono i proprietari delle app di mobile payment più utilizzate sul territorio, anche fra i proprietari di iPhone. In particolare, Ali Pay è l’applicazione in assoluto più diffusa, visto che la società è riuscita a far muovere, già nel 2013, attraverso i pagamenti via smartphone oltre 130 miliardi di dollari. Tencent, invece, ha preso piede grazie all’ampia diffusione locale di Wechat e del suo annesso sistema di pagamento. Entrambe le società godono quindi in Cina di una popolarità già molto radicata nei consumatori locali che difficilmente potrà essere intaccata dall’arrivo sul mercato di Apple Pay.

A vantaggio degli americani però c’è il fattore user experience: se infatti i sistemi di pagamento offline di Ali Pay e Wechat Pay sono sostanzialmente senza soluzione di continuità e hanno bisogno del supporto di una app, per utilizzare Apple Pay basterà passare fisicamente l’iPhone sul terminale di pagamento (più semplicemente il Pos) del negoziante. Proprio la diffusione dell’iPhone fra la popolazione cinese però potrebbe giocare un brutto scherzo all’azienda di Cupertino. Sebbene le vendite stiano andando molto bene anche in Cina, il prodotto resta dedicato soprattutto a un target di consumatori “di lusso” e proprio a questo si lega il fatto che difficilmente Apple Pay – considerato più uno strumento adatto alle giornate di shopping sfrenato che agli acquisti di tutti i giorni – potrà rubare ad Ali Pay i suoi utenti “di massa” che ne compongono una grossa fetta di clientela.

Leggi anche: Pagare con un sms, il brevetto segreto di Apple

Alla fine resta fregato anche il monopolista. Forse

Ad oggi, il numero complessivo di carte UnionPay – con cui Apple ha stretto un accordo di partnership – emesse in Cina e all’estero supera i 5 miliardi. Il circuito UnionPay è stato esteso a tutte le città e alle aree rurali del Paese e le sue carte vengono accettate in oltre 150 Paesi e regioni attraverso un’ampia cooperazione con istituti finanziari e di pagamento in tutto il mondo. Le carte UnionPay possono essere usate in più di 26 milioni di attività commerciali e in quasi 2 milioni di sportelli bancomat. Si può dire a tutti gli effetti che UnionPay sia il monopolista delle carte di credito cinesi, visto che si tratta  dell’unico emettitore di carte di credito autorizzato dalla Repubblica Popolare Cinese. Eppure questo non lo porterà ad un successo assicurato anche nel mondo dei pagamenti mobili. Sempre a dicembre infatti la stessa società (qualche giorno prima di comunicare l’accordo con la Apple) ha lanciato la sua app di mobile payment “Cloud Quick Pass” che secondo il South China Morning Post sarebbe arrivata comunque troppo tardi in un mercato già polarizzato dai due giganti Ali Pay e Wechat Pay.

Addirittura secondo quanto ha dichiarato al giornale Will Tao, un ricercatore di iResearch, «è troppo tardi ormai per entrare in questo mercato, per chiunque», spiegando che difficilmente chi ha già scaricato una app ne scaricherà un’altra (a maggior ragione se a pagamento) e che più del 70% di questo mercato è occupato da Ali Pay e Tencent (sotto forma di Wechat Pay).

Stesso discorso quindi andrebbe fatto per Samsung Pay che pure ha annunciato che il 2016 sarà l’anno dello sbarco in Cina, naturalmente sempre per i clienti di UnionPay (ossia tutti quelli che hanno una carta di credito).

Mariachiara Furlò
@mariachiarafur

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